Le amiche lettrici, e stavolta persino un amico lettore, di Cuore di libro, iniziano il nuovo anno e il loro scambio di punti di vista con Tatà di Valérie Perrin.
E naturalmente lo fanno alla Libreria Tasso a Sorrento, il luogo pulsante del Cuore di libro.

Ammetto di non aver letto il romanzo fino in fondo, poiché il mio tempo ha fatto le bizze; posso soltanto dire, tenendo conto delle pagine lette, che Colette è un personaggio formidabile, creato con sapienza. Direi che l’inizio è prorompente.
La Perrin potrebbe aver tratto spunto, o è del tutto casuale, dal progetto di François Brunelle. Chissà!
Non vorrei anticipare parti del romanzo che dovrebbero rimanere celate fino a che i lettori e le lettrici non leggano la storia, solo non riesco a fare a meno di pensare che la Perrin possa essersi ispirata all’idea di Brunelle. Non aggiungo altro.
Valérie Perrin è autrice di quattro romanzi. Il suo primo libro, Il quaderno dell’amore perduto, ha vinto il premio Choix des Libraires Littérature 2018, oltre a una decina di premi nazionali. Cambiare l’acqua ai fiori, il suo secondo romanzo, ha vinto diversi premi tra cui il Prix Maison de la Presse 2018, ed è stato un successo internazionale. La terza opera pubblicata dall’autrice, Tre, ha vinto il premio Babelio nel 2022. In totale, i libri di Valérie Perrin hanno conquistato più di tre milioni di lettori francesi e sono stati tradotti in quaranta lingue. In Italia i suoi libri hanno venduto moltissime copie. Le Figaro l’ha inserita nella lista degli autori francesi che hanno venduto più libri nel 2019 e nel 2022.
E ora visto che Tatà è in buone mani, affidato alle amiche lettrici e all’amico lettore, che costantemente leggono con amore, discutendo con attenzione e sensibilità, regalando le proprie percezioni con generosità, sono estremamente curiosa di ascoltarle/o. Voi no?
Angela Ansalone: “Un bel libro, una storia intricata e come tale impegnativa per la memoria con continui ritorni al passato e ripresa del presente. Non si può lasciare la lettura per più di un giorno, perché riprendere diventa un esercizio mnemonico di nomi e accadimenti. Ottimo per i miei neuroni datati. Certamente faticoso.
La scrittura è scorrevole e piacevole. Ma io cerco sempre un messaggio per me in un libro. Una nuova scoperta di un lato oscuro che mi appartenga. Ecco qui trovo un affermarsi del mio alto concetto di amicizia che rende Colette, ovvero Tatà, una donna elevata, un’anima eletta. Agnes resta solamente una narratrice, mentre mi avrebbe incuriosito conoscere anche la sua anima. Mi rimane da percepire unicamente la sua fragilità che si manifesta come vuoto di coscienza al culmine di una insopportabile emozione, cui si contrappone la perseverante tenacia nel voler progredire nella sua indagine.
Alla fine del percorso tutti i nodi si sciolgono e rimane una bella storia in quell’ambientazione francese un po’ retro, un po’ nostalgica che amo, ma nulla di più.”
Ornella Cuomo: “L’ho trovato interessante e mi sono domandata se l’autrice avesse potuto scriverlo in prima persona, ma riflettendo approfonditamente ritengo che sarebbe risultato, forse, meno intrigante.
Sicuramente, a mio parere, è un po’ troppo diluito; non ho compreso la motivazione che l’ha indotta a inserire le molestie nei confronti dell’amico, avvenute quando era ragazzino. Mi è sembrato superfluo.
Poi avrei preferito che Blanche si fosse ribellata prima.
Il succo della storia presumo sia che ogni vita, se pure possa apparire semplice agli altri, è senz’altro piena di complessità, e non si può giudicare, dall’esterno, il vissuto di una persona, dato che spesso si scopre che quella vita è ricca molto di più, caso mai, della propria
Ho notato infine che la protagonista, Agnes, a un certo punto come donna si è ridimensionata parecchio.
In ultimo penso che tutto sia incentrato su Tatà e il resto faccia semplicemente da corollario.”
Agnieszka Skibinska: “Io l’ho letto con piacere, però non sono convinta, in quanto ci sono troppi personaggi e alcuni, secondo me, non necessari; mi viene in mente la storia dell’amico, così importante, che ci viene descritta in due pagine, e la sorella, della quale sono dette quattro parole, che prende un ferro e lo dà in testa al molestatore del fratello, uccidendolo. Credo che, per dirlo poco elegantemente, sia stato veramente un po’ arronzato in diversi punti.
Mi è piaciuta la scelta di Agnes di tornare alle origini; il ritrovare gli amici di infanzia che le danno la forza di affrontare qualsiasi cosa le succeda, ossia il dramma della zia e gli incontri con le persone che avevano un legame significativo con lei.
Decisamente, ritengo le ultime cento pagine inutili e non mi persuadono.”
Raffaele Ferraro: “Praticamente quel mostro che sta dentro di noi, e che abbiamo paura di accarezzare, c’è in Tatà ed è il padre di Colette, ma non voglio dire di più per non spoilerare.
C’è una visione un po’ cattolica, cristiana, della situazione, del perdono per tutto il male che una persona malvagia ha fatto e poi a un certo punto, tuttavia, si manifesta la tenerezza e ci si rende conto ancora una volta che nei romanzi di Valerie Perrin niente è mai scontato, così come in Cambiare l’acqua ai fiori, quando il nonno dice: “Accendiamo l’interruttore dello scaldabagno” e salta in aria, si incendia, la casa.
Tatà è indubbiamente superiore, dal momento che, in primo luogo, si parla di musica e della straordinaria comunicazione attraverso di essa. E chi suona il pianoforte è indiscutibilmente, tengo a dirlo, un genio in matematica.
In Tatà c’è tutto il mistero della vita.
È un romanzo che parla di solitudine, di violenza ed è ricco di episodi inanellati. All’inizio può sembrare una storia banale invece la Perrin dimostra per l’ennesima volta di essere una grandissima e originale scrittrice che mediante la creazione di un filo rosso unisce tutti gli eventi.
Va sottolineato che l’autrice è capace con la sua scrittura di arrivare a chiunque.
Ma la cosa che mi ha colpito, soprattutto, è l’accorgersi che la vita è bella, nonostante le disgrazie che capitano a questa famiglia e mi riferisco alla morte della zia, alle tracce che lascia, al cimitero, tutte cose che possono portare a domandarsi: possibile che la vita sia fatta di tante brutture e poi però si finisce così bene?”
Angela Cacace: “Questo romanzo mi ha conquistata completamente.
La trama è avvincente e non smette mai di sorprendere, grazie ai continui colpi di scena che mantengono alta l’attenzione dal primo all’ultimo capitolo.
Un aspetto che mi ha toccato notevolmente è la grande verità dei personaggi, ognuno è ben definito e contribuisce in modo fondamentale alla storia.
Ogni pagina riserva qualcosa di nuovo, che spinge a voler leggere ancora per scoprire come si risolveranno le varie situazioni intrecciate.
Il finale, sorprendente, lascia una sensazione di soddisfazione mista a un po’ di nostalgia.”
Condividere l’energia di un ottimo scambio di vedute è ogni volta rinvigorente.
La gioia che si produce nel parlare e nell’ascoltare è tangibile in ogni nostro meraviglioso incontro.
Non sono mancati i cioccolatini. La prossima volta si spera, altresì, in qualche carota che, senza ombra di dubbio, è un po’ più dietetica.
Nell’attesa di rivedersi si potrà leggere un romanzo/thriller, Butterfly, di Martta Kaukonen. Sarà quel che sarà. Chi lo ha letto ne è entusiasta, perciò promette bene.