“Vegliare su di lei”

Incontrarsi per esprimere la propria visione liberamente è una sensazione meravigliosa e le amiche lettrici di Cuore di libro in questo, non si smentiscono mai, sono come gli artisti alle prese con un’opera d’arte.

Siamo rigorosamente alla libreria Tasso a Sorrento e ci scambieremo le nostre impressioni sulla lettura scelta per questa volta: “Vegliare su di lei” di Jean – Baptiste Andrea.

In questo romanzo, che in Francia ha vinto il Premio Goncourt e venduto oltre 700 mila copie, si trovano frasi che fecondano la coscienza e danno vita alla consapevolezza: “Bisogna essere saldi per vivere sull’orlo del baratro…”.

“Tutte le mie gioie, tutte le mie sciagure sono legate all’Italia. Vengo da una terra dove la bellezza è sempre allo stremo. se si addormenta per cinque minuti, la bruttezza la scanna senza pietà. Qui i geni spuntano come le erbacce. Si canta come si uccide, si disegna come si imbroglia, si fanno pisciare i cani sui muri delle chiese. Non per niente un italiano, Mercalli, ha dato il suo nome a una scala di distruzione, quella che misura l’intensità dei terremoti. Una mano demolisce ciò che l’altra ha costruito, con identica passione. L’Italia, regno di marmo e spazzatura. Il mio paese.”

E non mancano neppure le parole che trasportano nella verità – realtà: “Eravamo in guerra con i tedeschi, gli austroungarici, i nostri governi, i nostri vicini-in altre parole, eravamo in guerra con noi stessi. Uno voleva la guerra, l’altro la pace, i toni si accendevano, e chi voleva la pace finiva per sferrare il primo pugno.”

Una scrittura, direi, blasonata, aristocratica, nell’accezione più nobile, umana, che si possa fantasticare e che mai scade nell’ostentazione della genialità. 

L’autore sforna un linguaggio, stracolmo di idee, che diventa cibo sia per la mente che per il cuore.

Jean – Baptiste Andrea attraverso Mimo e Viola catapulta il lettore in un mondo nuovo dove l’umanità è intrisa di una intelligenza finora sconosciuta.

La storia è incredibilmente bella e traboccante di particolari eccezionali.

Michelangelo detto Mimo è un gigante affetto da nanismo che se ne va in giro insieme all’arte, la sofferenza, la povertà, l’amore, la violenza e quant’altro. La sua ironia è preziosa.

Ha imparato a districarsi nelle situazioni persino quando queste portino patimento come accade quando un commento può essere feroce: “Santo cielo, cos’era quell’orribile omiciattolo?” Disse la marchesa riferendosi a lui e strappandogli di mano l’arancia.

È un romanzo che fa volare, non come “l’ala” di Viola, capirete questa frase soltanto leggendo, e forse vi commuoverete; riderete finanche. Ridere mentre si legge “Vegliare su di lei” è un’altra peculiarità del modo di scrivere utilizzato da Jean Baptiste, almeno per quanto mi riguarda.

Jean-Baptiste Andrea è regista, scrittore e sceneggiatore.

Ha esordito con Mia regina (Einaudi 2018). Il suo secondo romanzo è stato Deux million d’années et un jour, a seguire Des diables and saints (L’uomo che suonava Beethoven, Einaudi 2022) che fa parte della sua trilogia sull’infanzia.

Si è aggiudicato il Grand Prix RTL-Lire, il premio Relay des Voyageurs Lecteurs e il Prix Ouest-France Étonnants Voyageurs.

Ha ricevuto in totale dodici premi per la sua attività letteraria.

È il momento di passare la parola alle appassionate lettrici di Cuore di libro:

Marianna Di Martino: “Mi è piaciuto tanto, perché i personaggi sono veramente ricchissimi, innanzitutto il protagonista, Michelangelo/Mimo, non è mai banale, fortemente determinato e mai “urlato”.

Ho trovato che l’autore in alcuni punti si allungasse un po’, per poi però recuperare tutto nella descrizione dei comportamenti e delle azioni del personaggio maschile.

Bello, inoltre, il dualismo con Viola che pur non essendo una vera e propria storia d’amore, comunque è un’unione unica nel suo genere. Loro avevano un’unità di intenti e non gradivano il mondo com’era ed esattamente questo li univa: la visione che ne avevano. Non accettavano lo stereotipo di storia d’amore, a dire il vero dalla narrazione che l’autore ne fa si potrebbe ipotizzare per alcuni versi, a un certo punto, un legame amoroso, ma poi ci si rende conto che è più un’affinità elettiva.”

Raffaella Di Palo: “A me è piaciuta l’ambientazione, la storia, il personaggio protagonista e come vengono raccontati gli abusi dello zio nei confronti di Mimo.

La netta differenza dei due mondi di lui e di lei; ma io sono rimasta a bocca aperta alla fine, poiché tutto mi aspettavo tranne come è finito. Il romanzo porta in una direzione e invece poi non è quella che ci si immagina.” 

Ornella Cuomo: “A me è sembrato, per come l’ho letto e per il ritmo, un giallo di amore e desiderio, non certamente un amore carnale, ma era come se avvenisse, sebbene non vi fosse.

La statua così composta vuole forse incarnare la passione, similmente alla vita di Viola che ha cercato disperatamente di vivere in libertà con la forza dei suoi sogni, delle sue aspirazioni e di quello che voleva essere.”

Agnieszka Skibinska: ”L’ho letto con grandissimo piacere; è avvincente ed essendo un libro importante, come misura, si legge benissimo.

Per me il rapporto tra Mimo e Viola è un’amicizia affettiva, elettiva e non so se non vogliono un rapporto fisico per non attraversare qualche limite che poi li porrebbe in un’altra dimensione. 

I due protagonisti si stimolano a vicenda ed è una cosa bellissima che costruiscano la loro immensa cultura facendo tutto da soli, visto che a lei viene proibito in quanto femmina e a lui dalla sua condizione sociale. Nel finale ho pensato, rispetto agli accadimenti, che il messaggio possa essere: la sofferenza è donna.”

Maria Luisa Russo: “Mimo e Viola nonostante le diversità fisiche, familiari, personali e culturali si incrociano nella gioventù; credo che in un primo istante si ammirino l’un l’altra. Lui guarda il coraggio, la determinazione e la sicurezza di Viola; lei vede un uomo creativo che pur con paura la segue, le sta vicino. Le loro vite sono insieme, ma anche distanti.

Sono due esseri umani che si prendono per mano e ognuno accompagna l’altro nel cammino della vita.

Questo mi è piaciuto tantissimo e sotto molti punti di vista: per i personaggi, la storia, il mondo della scultura di cui io non sapevo nulla.

Tra l’altro, Alba è un paese che conosco, perché ha a che vedere con un mio amico argentino e molte cose di quell’epoca, che vengono narrate dall’autore, sono riaffiorate alla mia mente.”

Angela Ansalone: “Un libro corposo, ricco di vissuti emotivi che entrano in risonanza con il mio mondo interiore e mi rendono partecipe lettrice avvinta e attenta al dipanarsi della storia. È ciò che chiedo a un libro: portarmi nei meandri dell’anima, dando luce e dispiegando quegli angoli ancora bui che chiedono chiarezza. Ecco, qui la domanda ha avuto la sua esaustiva risposta e a libro chiuso si è aperto un mondo di nuove riflessioni su quanto bello, complesso e doloroso sia il nostro cammino e quanto grati dobbiamo essere se ci cimentiamo a intuirne il senso.”

Angela Cacace: “È una lettura che affascina e coinvolge fin dalle prime pagine, non solo per la trama coinvolgente, ma soprattutto per la straordinaria caratterizzazione dei personaggi. 

Il romanzo ci trasporta in un’Italia che vive una tensione sociale e politica palpabile, mentre ci regala uno spaccato della vita di un geniale scultore e di una donna dall’intelletto rivoluzionario con una concezione del mondo che trascende i limiti della sua classe sociale.

I nostri cuori come al solito hanno vibrato in armonia e ci salutiamo portando con noi il benessere proveniente dall’amore per la lettura che sempre ci unisce, donandoci nuova linfa vitale.

Per il prossimo incontro è stato scelto il romanzo “Tatà” di Valérin Perrin.

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