“Caos nel profondo dell’anima”

Parlare di follia non è cosa semplice da fare in un romanzo o forse sì, certo è che in “Caos nel profondo dell’anima la follia è nell’aria.

Siamo abituati ad avere un certo tipo di rapporto con essa, ognuno il suo, spesso abitudinario e rassicurante. 

Nadia Daffinà, nel suo romanzo “Caos nel profondo dell’anima”, sembra che indaghi, all’impronta, più che dare pappette pronte. La Daffinà non è esperta abbastanza di quel che parla, di più. 

Scava attraverso Leonardo, il protagonista, l’animo umano; ci riporta indietro nel tempo e precisamente agli anni settanta.

L’autrice non svicola, al contrario, si immerge nella storia di quel periodo, negli avvenimenti e a leggere il libro, a mio parere, sembra che i folli, come al solito, siano fuori e non dentro quei luoghi dove li rinchiudevano e che portavano il nome di manicomi. 

In alcuni momenti, non ci si può esimere dal rilevare la crudeltà di alcune pratiche che hanno avuto grave impatto sulle vite delle persone ritenute pazze.

È bellissima la forza di tenere Franco Basaglia nella considerazione che merita. Il tutto fatto con la giusta delicatezza e in equilibrio con il vissuto dei vari personaggi.

Si affrontano temi importanti come il “diritto di famiglia” e il ruolo della donna, in un modo talmente crudo che in taluni passaggi vengono i brividi, perché si è costretti, dall’intensità del racconto, a riflettere profondamente.

Leonardo viaggia attraverso i luoghi, la morte, il dolore, la malattia, la cosiddetta follia, l’amore, i cambiamenti della società come della politica, non a caso è pure il tempo del rapimento Moro. 

Suo padre è morto e Leonardo si mette in cammino per tornare a Positano, il posto dei ricordi. Nella sua mente e non solo, sono soprattutto le donne che lo accompagnano e lo ristorano: sua madre, la nonna, suor Camilla e Giulia l’amore della sua vita, prima senza che lei lo sappia, poi uniti con passione. In tutto questo aleggia il dottor Pinkus il suo psicanalista, supervisore, con il quale Leonardo si relaziona ironicamente, a volte, persino se lui fisicamente è da un’altra parte, quando accade qualcosa di rilevante che dovrebbe essere valutato. Un po’ come quando si parla da soli insomma. 

Leonardo farà i conti con la verità su sua madre che lo porterà a piangere per lei e dopo tanto odio a provare un nuovo sentimento di tenerezza per suo padre.

L’autrice è a suo agio nel rendere molto accessibile la narrazione della follia così come è stata trattata nel passato. La sua penna scorre con grande sensibilità, ovunque poggi, in questo romanzo che si capisce quanto venga dal cuore di chi non fa uso della parola “normale” come se fosse un pensiero filosofico, ma anzi ne è guardiana attenta.

“Caos nel profondo dell’anima” regala emozioni straordinarie, specialmente nel finale, le lacrime scivolano copiose sul viso del lettore in un vortice di sensazioni che culminano nella gioia.

Nadia Daffinà, medico e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, è nata e vive a Roma dove, da più di trent’anni, esercita la sua professione.

“Caos nel profondo dell’anima” è il suo primo romanzo.

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