“L’incubatore del male”

C’è chi sostiene che l’incubatore del male siano i social? E chi, con tutto il rispetto per le persone che hanno questa idea, la ritiene un’affermazione assurda, suppongo che sia, semplicemente, la conseguenza di una valutazione dei tempi in cui i social non esistevano neppure nell’immaginazione di qualcuno, e quindi è come se mancasse un tassello. Perciò viene da domandarsi: quando non c’erano i social iI male dove era incubato? Ma in famiglia, più di qualsiasi altro posto, è naturale. Purtroppo, lo si potrà urlare all’infinito, ma mai e poi mai verrà accettato un pensiero del genere, infatti, a quanto pare, codesto punto di vista non trova strade per essere accolto. I genitori, racconta l’opinione comune dei più, sono buoni o comunque non responsabili fino in fondo del comportamento dei figli o delle figlie. Sì tende, invece, a colpevolizzare, spesso, gli educatori, non prendendo in esame o ammettendo, figuriamoci, che pure loro hanno avuto una famiglia e qualora uno di questi risulti inadeguato è perché, probabilmente, ha subito un qualche trauma da piccolo. Quand’è che si prenderanno in considerazione i fatti come realmente sono e non come si vorrebbe far credere che siano? Sarebbe risolutivo accedere, e non è scontato che avvenga, a metodi e tecniche che diano una opportunità di trasformazione alle famiglie disfunzionali, che sono la maggior parte e non soltanto in Italia. 

Non è una condanna morale nei confronti della famiglia, anzi, di solito il riconoscimento di un problema è il primo passo per risolverlo, il problema. E pare che funzioni.

Oggi, a ben riflettere, “Non fidarti degli sconosciuti”, da dire a un ragazzino o a una ragazzina, fa ridere, se non piangere, visto che molte volte a stuprare, a maltrattare, sono i padri, i nonni, gli zii, i cugini, le madri che, senza dubbio, non sono da meno. E gli sconosciuti, in varie circostanze, i veri salvatori. La verità fa male, si sa, ma negarla fa ancora più male. E in tutto questo male che fa male, è importante osservare con accuratezza per riuscire a distinguere quale sia l’incubatore di cotanto male. Vederlo solo dove fa più comodo, seppur inconsapevolmente, è un po’ riduttivo, per non scomodare parole diverse come “insano”.

Sconcertante, altresì, è il fatto che il bene non ottenga la stessa attenzione che riceve il male.

Come mai? Questione di fascino? Il male ne ha di più? Ma no. Sono i click e le condivisioni che genera a renderlo appetibile per molti. Si occupa di tutto l’amigdala che sa come elaborare i dati per la sopravvivenza. È un puro e semplice retaggio del passato. Ignorare il bene non uccideva i nostri antenati, ignorare il male sì. Sono le memorie a fare la differenza.

Il punto è che ormai si nota quando un individuo pensa, parla e agisce senza avere cognizione del puzzle dell’esistenza. O almeno c’è chi lo percepisce.

Gli incubatori del male, non sono mai mancati: E allora, sarà il caso che si rifletta prima di buttare pensieri e parole in pasto a chi ascolta, dato che non è fruttuoso esprimere qualcosa che non sta né in terra né in cielo. Tra l’altro, un’incubatore del male è sicuramente il mondo o meglio la società, che contiene finanche i social.

Puntare il dito contro i social toglie di mezzo il male? No. Può darsi che se i social non esistessero si vedrebbe meno, il male, e questa sarebbe una soluzione a sfavore del male? Non sembrerebbe.

Se proprio si avesse la necessità impellente di trovare “incubatori del male” a destra e a manca, si elenchino tutti, però, non tralasciandone nessuno. E non vuole essere un’accusa, ma una visione che donerebbe alla realtà, per certi versi, una completezza, e per confermarla, la visione, basterebbe guardare le statistiche, frequentare associazioni serie per rendersene conto, in altre parole, volendo, si potrebbe fare a meno del mio sguardo, o di quello altrui. Ognuno può creare e sviluppare il suo, di sguardo, approfondendo e facendo uso della saggezza applicata all’aspirazione di trascendere il male, oltretutto, anche leggere un buon libro, e ce ne sono, di autori affidabili, sull’argomento, produrrebbe miracoli sul ricondizionamento di convinzioni che fanno acqua da tutte le parti.

Prima di dare fiato alle trombe, converrebbe controllare lo stato vitale in cui si è, e qualora il livello fosse basso, impegnarsi per alzarlo, così da avere sempre un “suono” umano corrispondente al bene. E più propriamente al cuore.

Infine, essendo il male trasversale, nel senso che esiste offline e online, è più corretto dichiarare che lo stesso vale per gli “incubatori”. È opportuno dare allo strumento tecnologico quel che è dello strumento tecnologico, che già basta e avanza.

Il bene non è da meno come trasversalità. È fondamentale promuovere un uso consapevole delle piattaforme digitali e non solo, si chiama educazione, ovvero tirare fuori, far emergere il potenziale, le qualità interiori di ogni individuo, piuttosto che “abboffarlo” di nozioni e concetti.

Se vogliamo giocare al gioco del rimbalzo, metaforicamente parlando, gli incubatori del male e pure del bene sono gli esseri umani. 

Per chi gradisse la speranza, e desiderasse uscire dalla dualità male-bene, può “seguire” chi decanta il principio che la natura è neutra e non si ficca in verità soggettive, predilige quelle oggettive e dunque non enfatizza le creazioni umane di valori, ma parlarne adesso aprirebbe un discorso abbastanza lungo, e allora ecco che accontentarsi di un micro accenno si traduce in un’ottima decisione.

Concludo con le parole di Socrate: “Esiste un solo bene, la conoscenza. E un solo male, L’ignoranza.”

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