Undici

Siamo qui, immancabilmente insieme, alla Libreria Tasso. Le amiche e gli amici di Cuore di libro.

Dopo aver letto Undici, rimaniamo, altresì, in attesa di assistere presto alla presentazione con l’autore.

Come può un momento raccontare una vita?

Eppure in Undici di Andrej Longo accade.

Il frammento di un oggetto porta in sé la natura dell’oggetto e ciò non vale pure per un soggetto? Credo di sì e sarei felice di non sbagliarmi.

Protagoniste le donne, e che donne! Tutte con pezzi di vissuto sostanzioso, a volte vero altre immaginato, decisamente tendente a sollecitare il desiderio di guardarsi dentro.

Scritti, i racconti, con il piglio della lingua napoletana e la verve che contraddistingue la napoletanità nella gioia e nel dolore, in Undici quest’ultimo la fa un po’ da padrone. E non c’è da meravigliarsi o da storcere il naso, poiché in fondo la sofferenza ha lo stesso valore della felicità, a ben guardare sono le due facce della stessa medaglia che è l’esistenza. E allora perché non accoglierle con la medesima disponibilità?

Il racconto, a mio parere, emblema di Undici è La sedia; scuote, indigna, commuove, addolora, lascia senza replica. Meraviglioso! La domanda che è emersa in me è: tutti abbiamo la nostra sedia? E, se sì, quale?

Poi La cinese divide, strappa il cuore, e Mei sembra di vederla.

L’ultima cena fa trasalire e ammutolisce.

Sono undici e in tutti si possono trovare aspetti che svelano piccoli o grandi segreti.

Andrej Longo è nato a Ischia, scrittore di opere teatrali, radiofoniche e cinematografiche. Con Sellerio ha pubblicato nel 2021 Solo la pioggia e Chi ha ucciso Sarah? (una riedizione del suo romanzo del 2009); poi nel 2022 Mille giorni che non vieni, nel 2023 La forma dei sogni, infine nel 2025 le raccolte di racconti DieciUndici e Non dimenticare.

Ha vinto il premio Bagutta e il Premio Chiara.

Eccoci pronte/i a dialogare e a raccontarci ciò che più ci ha coinvolto oppure no. Lo scettro della libertà cerchiamo di mantenerlo alto.

Raffaele Ferraro: “Mi aspettavo di più dall’autore. Sotto l’aspetto della profondità sono rimasto un pochino deluso. Mi è sembrato un dover proseguire il precedente, Dieci, che ha avuto un grande successo e perciò forse ho travisato un po’, mi aspettavo di più per questa ragione.

I racconti che parlano della criminalità napoletana, stimolano soprattutto la riflessione sulla posizione che una persona potrebbe prendere: tu al posto mio cosa avresti fatto? Quindi hanno la funzione di far immedesimare in quelle situazioni nelle quali un individuo è stremato.

Nel racconto dedicato alla vigilia di Natale e all’omicidio del marito, ho intercettato tanto di Scarfoglio, quando nel romanzo “Il processo di Frine”, c’è la nuora che non ce la fa più a sopportare la suocera e subisce questo processo che poi finisce bene per lei; inoltre l’insolenza della suocera è così forte che viene riconosciuta con una semi capacità di intendere e di volere, motivo per cui la pena scende di molto rispetto a quella formulata dall’accusa di omicidio volontario.

Mi ha fatto enormemente piacere la descrizione della mia zona, il Faito, dove viene seppellito il cadavere della persona.

Certamente mi aspettavo qualche racconto un po’ più lungo e più profondo, invece di tanti flash che sicuramente rendono all’autore la bravura, e su questo non ci sono dubbi, però per un lettore che legge abbondantemente, e per lo più di questo genere, le aspettative sono alte;  intendo di profondità pirandelliana, ossia il gioco del personaggio che si traspone e che alla fine fa capire il senso del racconto dall’inizio alla fine. Qui ciò che mi ha deluso è che all’inizio già si capiva il finale.”

Maria Pia Stinga: “Le storie sono parecchio diseguali tra loro. Alcune perfette. Sembrerà strano, ma Buste l’ho gradito moltissimo. La rappresentazione del perdere sé stessa di questa anziana e della disperazione. Il dolore e allo stesso tempo l’insofferenza dei figli era impeccabile. 

Ottima L’ultima cena, nonostante io abbia avuto la sensazione di averla già letta da qualche parte, dal momento che mi era cosa nota.

Non mi è piaciuta La tigre, ritengo non stesse in piedi. E neppure le altre hanno incontrato le mie preferenze.”

Angela Cacace: “Io non amo i racconti, in quanto mi scivolano via. Spesso tendo a dimenticarli, infatti, riguardando il libro, qualcuno non me lo ricordo proprio. Benché a me lui piaccia tanto e adori come scrive. La sua tecnica narrativa fa sentire i personaggi, riesce a farli arrivare al lettore. È carnale. Mi lascia entrare nel vivo della vicenda narrata. Rimane il fatto che preferisco un romanzo.

La particolarità dell’autore è che trae sempre spunto da fatti veri e butta in faccia la realtà così com’è, cruda, senza finzioni.”

Agnieszka Skibinska: “L’ho trovato di una tristezza incredibile e mi sono detta: non ce la faccio a leggere tutto. Non saprei dire se uno è meglio e un altro è peggio. La sedia e La tigre sono per me veramente campati per aria.

Questa scrittura non mi è parsa una grande letteratura. Non la reputo granché originale. Ho l’impressione che l’autore si ripeta un po’. Indubbiamente tratta argomenti importantissimi. Alcuni toccano la sensibilità di chi legge, questo senz’altro.”

Maria Luisa Russo: Pe me è ammirabile. “In ogni racconto ho visto i personaggi nitidamente e ho capito tutte le parole in napoletano, essendo un linguaggio umano che ci accomuna tutti/e. Non conosco Napoli e la sua realtà, ma è tutto chiaro e questa chiarezza viene trasmessa attraverso le parole. Si comprende la luce e il buio di ogni persona. Si percepisce l’essenza di ognuno. E mi riferisco principalmente al padre che violenta le figlie. Non si può credere che un essere umano possa arrivare a tanto.”

Nella Pane: “Li ho trovati tragici, l’unico che non lo è tanto, penso sia La porta rossa, in quanto c’è una signora che ha una stanza da affittare a cui piace tenere in sospeso le coppie giovani che vanno lì. Non è drammatico come gli altri. Anche se devo dire che nella loro tragicità rispecchiano la realtà. La lingua, secondo me, è molto efficace. C’è questo connubio con espressioni napoletane tradotte in italiano. 

L’ho apprezzato notevolmente. E in effetti è una visione della vita, dolorosa, ma la donna ne esce straordinariamente forte. È una donna di buon senso, pratica. Ho notato questa variante di figure femminili che si ripete.” 

Come ogni volta, il tempo è volato e pure noi con le ali che regala la lettura; dove atterreremo poco importa, intanto ci siamo godute/i il panorama e la cioccolata, ebbene sì, Angela, la padrona di casa, che ci accoglie immancabilmente con tutto il cuore, non molla, anzi rincara, tanto che oggi pare fosse la più buona in assoluto, quella di Modica, fondente e al mandarino, io non ho ceduto, ma posso dire con certezza che le facce di chi masticava con gusto erano in estasi.

E tra una goduria e l’altra per il prossimo incontro è stato scelto il romanzo di Erica Cassano, La grande sete.

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