Allo zoppo nessuno direbbe mai: non zoppicare! Non gongolarti nell’immobilismo, in questa situazione, per così dire, claudicante. Suvvia! E qui viene il bello.
Se “la zoppia” fosse interiore? Ah, beh allora, cambierebbe, probabilmente molto, per numerose persone. E diventerebbe: dai, fa qualcosa, agisci, datti da fare… anche se più di tanto, “zoppicando”, non si può.
Perché accade? Quello che non si vede non esiste? Oppure ciò che è nascosto è faticoso da accettare, giacché non è visibile? O addirittura chi non guarda dentro sé stesso/a non è in grado di comprendere? O, a volte, non vuole che gli altri siano lo specchio dal quale fugge?
È giunta l’ora di regolarsi: chi zoppica non può non zoppicare. E chi non approva, si astenga tranquillamente da qualsiasi tipo di espressione, volendo può girarsi da un’altra parte, purché non disturbi la vita di chi zoppica. Poiché chi zoppica non è venuto al mondo per sentirsi dire: smetti di zoppicare. La chiarezza è semplice e pure abbastanza facile da applicare. Ecco allora che tutto si ribalta. Lo zoppo, volendo, può dire a chi incontra e lo desiderasse diverso: non indugiare nella tua ignoranza, ti rende sbilenco.
Quindi chi è lo zoppo? Lo siamo tutti un po’? Se così fosse, sarebbe meraviglioso averne consapevolezza e mettere in campo in ogni istante il bene e la compassione per sé e per chi si incrocia sulla strada, evitando di giudicare, visto che il giudizio rovina la vita a chi lo pratica e a chi lo riceve.
Pesare le parole sarebbe fondamentale in certi frangenti, ma diciamo che il fatto di non riuscirci sia una zoppia. E dunque che si può sviluppare empatia, non senza prendere momentaneamente le distanze, nel caso, per non stare peggio, da chi proprio non ce la fa ad avere un minimo di sensibilità per chi soffre, e da chi non ha coscienza di sé, in sostanza zoppica dentro, pur non accorgendosene. Del resto non esiste, credo, qualcuno che direbbe a chi ha il diabete, smetti di prendere l’insulina.
Allo zoppo, pertanto, non si dica di non zoppicare, e se avesse dolore alla gamba e dovesse fermarsi, non lo si inviti a muoversi e camminare lo stesso.
Nel mondo, cosiddetto, reale, è concepibile, più o meno, la sofferenza fisica, poco e quasi niente quella psichica, figuriamoci quella dell’Anima. A parte gli esperti, che dir si voglia, la comprensione amorevole “zoppica” parecchio.
Esistono individui che vanno in giro vantandosi di essere “rompiscatole”, ora già vantarsi di qualcosa non è che sia un sintomo di benessere, figuriamoci di rompere le scatole. L’unico vantaggio è che con questa scusa ci si autorizza a “sparare” ciò che si vuole. Bella la vita, eh? Non mi pare! Dato che certi vantaggi è meglio perderli che trovarli. No?
Forse l’unico vanto accettabile, e nemmeno tanto, potrebbe essere quello di sbandierare ai quattro venti, purché sia vero naturalmente, che si è pieni di amore.
Zoppicare, in tutti i sensi, non è né un privilegio né un vizio, e neppure uno svantaggio.
Se un essere umano prova paura, e qualcuno gli dice che non c’è da avere paura, che sta esagerando, e che è meglio se elimina quell’emozione, sarà eclatantemente fruttuoso che chi dà questi consigli si guardi la sua di paura. È ovvio.
La scarpa dello zoppo è sempre disponibile per chiunque voglia indossarla. La vita non discrimina, anzi concede le stesse opportunità a chicchessia, qualora ce ne sia bisogno. Per imparare a “deambulare”, veramente, non è mai troppo tardi e l’Universo dà una mano, o finanche un piede soltanto. Meditate gente, meditate.
La via maestra non è quello che si fa, ma come lo si fa. Conta l’intenzione. Perciò è fondamentale valutare con quale intento si fanno alcune affermazioni. Cosa si cela sotto la parolina, la frasetta, il pensierino e l’azioncina di turno, può fare un’enorme differenza nel creare un’esistenza piena di gioia oppure no.