Cosa spinge gli uomini, perché soprattutto di maschi o di qualche macho che dir si voglia, si tratta, almeno negli ultimi tempi, non a fare la guerra, ma a non fare la pace?
È una domanda alla quale bisognerebbe rispondere con urgenza, poiché la risposta quasi sicuramente svelerebbe la soluzione per avere la pace.
Il punto è: conviene? Conoscere la risposta sarebbe un vantaggio? La pace che beneficio porterebbe e a chi?
È chiaro che la guerra ha la sua utilità per alcune persone e non per altre, lo stesso vale per la pace.
Chi “riscuote” qualcosa dalla guerra si troverebbe a perdere quel qualcosa, se arrivasse la pace.
L’educazione alla pace, purtroppo, è andata di pari passo con quella alla guerra e si è creato un groviglio di fraintendimenti su come andrebbe vissuta la vita.
È questo il motivo per cui credo sia fondamentale: la consapevolezza, la saggezza, la compassione e quant’altro. È il groviglio che bisogna sciogliere, il nodo al filo che conduce alla liberazione da tutte quelle convinzioni putride create dalla mente intrisa di paura.
Deve nascere una nuova era e perché nasca è necessaria una fecondazione del cervello da parte del seme dell’armonia, per fare una metafora, che profuma di pace.
Il fetore della violenza e della guerra sta diventando insopportabile. Ma chissà per quale motivo non ci allarmiamo troppo. È come se fossimo rassicurati dal fatto che nel caso per non sentirlo potremmo indossare delle maschere simili a quelle antigas.
Parecchi/e di noi non lo sentono così fortemente, poiché è ancora abbastanza lontano, sì, ma chi può assicurare che non si avvicini al nostro naso? E poi dov’è finita la lungimiranza? È scappata di casa? Emigrata?
Ma soprattutto l’empatia, che molti decantano, dov’è? È soltanto un abito da cerimonia che si indossa nelle grandi occasioni dove spesso l’ipocrisia è l’invitata d’onore?
Alla fine questa guerra e pace hanno ancora ragione di esistere? Veramente si deve fare la guerra per poter desiderare la pace? Cioè per tenersi un’idea, un desiderio, ci si deve accollare il suo contrario? È possibile che il nostro pensiero viaggi sempre sugli stessi mezzi collaudati?
In famiglia, nelle scuole, nelle università, sul posto di lavoro si dovrebbe utilizzare un’ora per parlare del Cuore e di quanto sia indispensabile, non soltanto per il corpo, ma anche per la nostra mente e invece di cosa si parla essenzialmente? Di economia, che per carità è importante, però diventa davvero fruttuosa, pare sia appurato, se applicata con il cuore. Ma sì, i risultati della mancanza di cuore sono sotto gli occhi di tutti/e o per dirla meglio: sotto gli occhi di chi ha la vista per vedere.
Concludo con il pensiero di Etty Hillesum: “Gli uomini – dici – ma ricordati che sei un uomo anche tu.
Il marciume che c’è negli altri c’è anche in noi e non vedo nessun’altra soluzione, veramente non ne vedo nessun’altra, che quella di raccoglierci in noi stessi e di strappar via il nostro marciume. Non credo più che si possa migliorare qualcosa nel mondo esterno senza aver prima fatto la nostra parte dentro di noi. È l’unica lezione di questa guerra: dobbiamo cercare in noi stessi, non altrove.” Etty Hillesum