Nicola Graziano

Il Cuore di Nicola Graziano

Qualche anno fa ho incontrato un Essere umano straordinario.
Un’amica un giorno mi telefona e mi dice di aver ricevuto un invito a cena da alcuni suoi amici, e aggiunge che le farebbe piacere se andassi anche io.
Ricordo che avrei voluto non andare, ma alla fine ho cambiato idea. Tutti molto simpatici, accoglienti e così mi rilasso, dialoghiamo, ridiamo, mangiamo e a un certo punto vengo rapita da un racconto di Nicola.
Nicola Graziano è un magistrato del tribunale di Napoli che si è fatto internare per tre giorni nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, insieme a un fotoreporter, alla ricerca, penso io, del cuore perduto nel dedalo della follia.
Mi ha ricordato per alcuni aspetti Nellie Bly.
Quell’esperienza Nicola l’ha esposta nel libro “Matricola zero zero uno”, uno scrigno colmo di sensibilità.
Lui dice: “Il libro racconta la verità documentata da fotografie scattate in quei tre giorni”. Io aggiungerei: “Tre giorni di pura follia”.
La cosa sbalorditiva è che nessuno si sia accorto che Nicola non fosse folle, ma tanto lui afferma di esserlo perciò inutile spingere insistentemente questo tasto.
Trovo sia rilevante che un magistrato decida di fare un’azione del genere.
Nicola ha dimostrato non a parole ma con i fatti la sua natura estremamente sensibile, come credo dovrebbero fare i magistrati, tutti, relazionandosi con esseri umani che hanno bisogno di aiuto.
L’impegno profuso da Nicola in questa esperienza è notevole, soprattutto perché è convinto che questo “Male” ci appartenga e non perché la follia alberghi più o meno in noi, anche se come già detto lui pensa di essere folle, ma perché è un “Male” che fa parte della società e quindi tutti, nessuno escluso, dovremmo farcene carico.
Quella sera dopo aver ascoltato la storia di Nicola sono tornata a casa trasformata, pervasa da una consapevolezza rigenerante.
Non ho mai dimenticato la sensibilità sprigionata dal cuore di Nicola.
Ed è con questa sensibilità che ha accettato di rispondere alle mie domande.

Cosa vuol dire per te ascoltare il cuore?
Ascoltare il cuore significa cercare di assecondare le emozioni che uno vive in un momento, per cui, se una cosa ti piace oppure senti di dover fare una certa azione, la devi fare perché altrimenti non ascolti il cuore.
È quella interiorità, è quella intimità, è quell’ascolto, che secondo me, solo tu sei capace di fare del tuo cuore e se riesci a seguire questo richiamo del cuore, veramente, trovi una strada che può essere quella della serenità, perché poi ascoltare il cuore, sempre secondo me, è in qualche modo trovare sé stessi e quindi essere sereni. Poi qua potremmo discutere della differenza tra serenità e felicità. Io credo che l’obiettivo principale dell’uomo, uomo inteso come essere umano, debba essere la serenità, perché la serenità è una forza interiore che nessuno ti può togliere, la felicità molto spesso dipende da fattori esterni, perciò, questa strada della serenità può passare assolutamente attraverso l’ascolto del cuore e seguire la direzione che il cuore, involontariamente, tra virgolette, va a individuare.

A cosa risponde il cuore?
Il cuore risponde alla verità, perché il cuore lo sa qual è la verità.
Noi la mattina, inesorabilmente e purtroppo, dobbiamo metterci una maschera e far finta di certe cose per essere coerenti con un sistema che a volte ci impone questa maschera, invece il cuore no. Il cuore è quello che chiede soltanto la verità. Il cuore sa qual è la verità e te lo dice.
Poi sta a te cercare il giusto equilibrio tra la verità del cuore, che poi è la tua verità, e quello che a volte si deve fare e non si può dire, però poi alla fine viene il momento che stai con te stesso, dove concretamente ti confronti con questa verità e devi fare il bilancio di ogni attimo, di ogni azione quotidiana, che poi è un po’ il bilancio con la coscienza, anche se parlando di cuore e di coscienza c’è una differenza enorme. La coscienza, magari, è qualcosa che ha a che fare con le regole, mentre il cuore è completamente irrazionale, il cuore è quello che non ha regole, è quello che però grida ciò che desidera, che poi è la sua verità.

Il cuore è un po’ folle?
Per tutto quello che ho detto prima, la risposta è, inevitabilmente, sì.
Il cuore è folle se condiziona questo schema di vita, se il cuore tace, se il cuore è messo da parte, se il cuore non riesce più a far emergere quell’emozione, allora evidentemente, è un cuore che non può fare quello che è il suo lavoro: essere folle, nel senso di andare fuori da questi schemi e indicare quella verità che ti dicevo prima. Questa è la strada che può portare alla serenità.
Un cuore nasce folle, a volte però è più folle, in senso negativo, chi ammazza l’emozione del cuore. Forse questo è anche il motivo profondo dello sprofondamento della società di adesso, dove appunto queste regole, che sono regole completamente fuori da questi schemi irrazionali del cuore, troppo spesso riconducono verso la solitudine.
Che poi la solitudine significa apparente, diciamo, felicità basata sull’egoismo e il disinteresse. In realtà proprio questo è il senso profondo del dramma che vive questa società moderna. Il fatto di poter pensare a sé stessi e a certi valori effimeri, che possono essere: il denaro, l’apparire a dispetto dei valori naturali che sono, secondo me, il senso di tutto. Che poi, diciamo la verità, noi possiamo girare in mille epoche e fare tanti percorsi evolutivi, ma alla fine di che cosa abbiamo bisogno? Dell’amore, dell’affetto, della famiglia, di un abbraccio. Tutto questo, in pratica, poi ti riduce sempre a un’unità, nel senso che tu puoi anche pensare di essere il più forte, il più egoista, il più ricco, ma in realtà poi anche tu che sei il più forte, il più egoista e il più ricco alla fine hai bisogno di quell’abbraccio, hai bisogno di quell’affetto, hai bisogno di quell’amore del quale, praticamente, non puoi fare a meno e che purtroppo e per fortuna non si può comprare.
Ispirandomi alla famosa poesia di Totò, quando dice che la morte è una livella, io dico sempre: “Non credo sia la morte, io credo che sia la vita, una livella”.
Nella vita ci sono degli alti e bassi che poi portano sempre a fare il conto con sé stessi e con i valori fondamentali, perciò io credo che se si riesce a vivere nella vita in questo senso poi alla fine non si ha neanche più paura della morte.

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