Le appassionate lettrici di Cuore di libro, lo straordinario gruppo di lettura che continua a incontrarsi rigorosamente alla Libreria Tasso a Sorrento per scambiare punti di vista e amore su ciò che preferisce leggere ogni mese, questa volta hanno avuto l’occasione di ascoltare dal vivo l’autore di “Io sono Hotel Garibaldi”, il romanzo scelto precedentemente, sì, poiché Marco Proietti Mancini le ha raggiunte per conversare con loro.

Invaghirsi perdutamente di “Io sono Hotel Garibaldi”, a mio parere, non è difficile per il semplice motivo che, come è accaduto a me, si possono vedere i personaggi, mentre vivono la loro storia: i volti, il colore dei capelli, l’altezza, gli occhiali sul naso di Angelo, il factotum dell’albergo, i suoi capelli bianchi. Praticamente le parole di Marco Proietti Mancini stimolano l’immaginazione fino a tal punto.
Leggendo “Io sono Hotel Garibaldi mi è venuto in mente che Marco può essere paragonato, come lo fu Maupassant, a un albero, un melo che fa frutti senza sforzo, giacché quella è la sua funzione. Egli attingeva a una sorgente irraggiungibile e nota a tutti, che è l’anima della vita.
E “Io sono hotel Garibaldi” è il frutto che proviene da quella sorgente.
Marco Proietti Mancini è uno scrittore che riesce a rendere vivi i personaggi e basterà seguirli per entrare nelle loro pulsanti vite. È un’esperienza fantastica.
“Io sono Hotel Garibaldi è ispirato a “Novecento” di Baricco, ma trovo che non siano equiparabili se non per il fatto che Otello/Hotel non uscirà mai dall’hotel Garibaldi.
Otello/Hotel è un Essere sublime e concludo con le sue parole: “La mia non è la storia di una vita triste, non finisce male. La mia è una fine meravigliosa, che dona senso a tutta la mia vita, perché finisce nel modo più bello che io possa immaginare. Io sono Hotel Garibaldi. Lo sarò per sempre.”
Nel romanzo non ci si imbatte in passaggi ripetitivi, non si allunga il brodo per dirla chiara e tonda.
Marco Proietti Mancini ha esordito con Da parte di Padre (Edizioni della Sera) a seguire Il coraggio delle madri (Edizioni della Sera), Oltre gli occhi (Giubilei Regnani), Gli anni belli (Edizioni della Sera) e ancora: Parlando dei miei giorni (Augh!), La luce degli istanti felici (Edizioni della Sera), La terapia del dolore (Historica). Infine le raccolte di racconti: Non serve nascondersi (Miraggi) e Roma per sempre (Edizioni della Sera). Alcuni sono presenti in varie antologie tra cui Nessuna Più – Quaranta scrittori contro il femminicidio (Elliot).
Ma vediamo cosa hanno da dire le amiche lettrici:
Angela Ansalone: “Nel libro ho individuato un immenso valore nella descrizione dello stato d’animo del personaggio, magistralmente raccontato dall’autore che ha dimostrato una grande abilità, dato che per penetrare nella psicologia di una persona, che nasce e vive in un solo luogo tutta la sua vita, ci vuole un enorme sensibilità e una abbondante capacità di conoscenza di tutti i possibili risvolti della natura umana. Ho amato e sentito fortemente questo aspetto, l’ho proprio sofferto.
Il protagonista pur essendo rinchiuso riesce a interpretare il mondo che ha intorno, è in grado di vedere Napoli, pur stando in hotel, attraverso i racconti e le immagini che gli vengono date.
Tra l’altro l’autore fa una esposizione perfetta della guerra, delle bombe che incombono, e somiglia terribilmente a quello che noi abbiamo vissuto con il covid, l’ho trovato profondamente aderente.
La fine è abbastanza interpretabile, prevedibile, un bambino che ha perennemente vissuto lì dentro, che ha paura del mondo, non può uscire. È normale che sia così. Anche se il lettore avrebbe, forse, auspicato un finale di redenzione, grazie all’amore di una donna, che in qualche modo lo possa convertire e invece non avviene. E ciò ancora di più fa percepire la forza della sofferenza che Hotel ha vissuto.”
Ornella Cuomo: “Mi sono sempre discostata da personaggi che vivono costantemente nello stesso posto, in quanto rimango perplessa.
Per immergermi in questo romanzo ho dovuto fare quasi un salto alla indiana Jones, un vero atto di fede, per poterlo leggere; ho dovuto non tenere conto di questa mia visione per immedesimarmi in qualcuno che vive chiuso in quelle mura che equivalgono, per lui, alla vita e non a una chiusura o a una zona che potrebbe risultare confortevole.”
Nora Rizzi: “Ho cominciato a leggerlo con molto interesse, perché da poco ero stata a visitare, con l’associazione “Medea”, l’hotel Garibaldi che si chiama così per il fatto che Garibaldi si affacciò dal balcone.
Mi è piaciuta la descrizione che Angelo, il tuttofare, fa dei tubi dell’albergo che sono come le vene del corpo umano, dove scorre il sangue, che permettono la fluidità della vita.”
Isabella Noschese: “Mi ha colpito tanto la situazione raccontata, il pathos e soprattutto come viene narrata l’importanza della lettura; il fatto che Hotel cresca e sviluppi le sue conoscenze imparando a leggere e a scrivere dai libri. Quanto ciò gli serva a costruire la realtà, nel senso che pur rimanendo lì arriva a conoscere quello che c’è fuori, ovvero, la città di Napoli che non sapeva nemmeno dove fosse, come si chiamasse, e poi lo sguardo che rivolge a tutte le situazioni relative alla sua chiusura totale al mondo, nonostante lui sia proiettato all’esterno. E questo è qualcosa di meraviglioso che fanno i libri: danno informazioni e sapienza considerevoli. Hotel si è appassionato alla cultura pur non conoscendo il significato della parola.
Mi ha emozionato particolarmente la sua prima esperienza d’amore e poi il finale che fa diventare piccoli, piccoli. Mi sono sentita un po’ una stretta al cuore, sì, speravo che lui riuscisse ad avere un input diverso. Sono rimasta molto coinvolta da questa storia, ogni passaggio mi hai riempito di emozioni. È stata una esplorazione notevole.”
Raffaella Di Palo: “È bellissimo.
Non so se sia stata l’ambientazione storica, ma io me lo sono visto tutto in bianco e nero questo romanzo. Come colore, ricordo soltanto le strisce verdi della tuta da lavoro e la poltroncina rossa di Garibaldi.
Ho intravisto vari riferimenti: quando lui trova i soldi nella cassettina della madre e capisce che forse erano quelli che le aveva dato l’amante, a me è venuta in mente Filomena Marturano, poi in altri momenti mi ha fatto pensare a “Un gentiluomo a Mosca”.
Mi è piaciuto tantissimo. Non avevo aspettative, ero consapevole che non avrebbe mai messo piede fuori dall’hotel, l’autore lo dice più di una volta. A un certo punto ho pensato che Cecilia, il suo amore, rimanesse, però mi rendo conto che non sarebbe stato verosimile, e per certi aspetti ho addirittura cominciato a pensare: “Ma vuoi vedere che lui è un fantasma”.
Ho provato una smisurata tristezza e inquietudine sul finale.
Maria Luisa Russo: “A me ha appassionato dall’inizio alla fine. Mi ha commosso.
Entusiasmante la libreria che Hotel trova nella stanza di Angelo e che lo trasforma da un ragazzo che non sapeva né leggere e né scrivere a colui che scopre l’importanza di un libro.
Ho percepito che lui è Hotel Garibaldi da quando ha coscienza di sé stesso e su questo non ha mai dubbi.
Dentro si sentiva protetto, rimanere in hotel è stata la sua scelta, avendo libertà di essere chi voleva essere.”
Paola Pagnotti: “A me ha impressionato non tanto che stesse chiuso, perché a ognuno di noi capita di avere l’esigenza di rimanere chiusi e non è una sorta di prigionia, ma di liberazione, a volte, da quello che può essere fuori, anzi ci si può sentire al sicuro, quindi non ho sperimentato angoscia per il fatto che restasse dentro e neanche mi ha stupito che fino all’ultimo non uscisse. Mi sono oltremodo emozionata, poiché è una storia di riscatto, quando lui ha cominciato a imparare a leggere, a fare di conto e provava piacere a lavorare, ad aggiustare le cose.”
Nella Pane: “Avendo io una modalità di lettura estremamente veloce, riesco a mettere a fuoco i particolari se rileggo un libro per la seconda volta.
In questo caso posso dire di aver colto un’atmosfera davvero bella, non ansiogena, ma di serenità, sembra impossibile al chiuso e come ha detto qualcuno: non era chiuso, ma era il mondo che si era creato.
Pregevole come Hotel reagisca, imparando e lavorando con le mani.
Poi mi è piaciuta la scena d’amore, scritta benissimo e con molta delicatezza.
Devo dire che l’autore è stato delicato in tutte le parti del romanzo e il suo stile rapido e incalzante è ritmato bene, erano le pause giuste, funzionali al metodo che io utilizzo quando leggo.
Anche la raffigurazione surreale di lui che si trasforma come il legno, le pareti e da vecchio, l’ho apprezzata molto.”
Agnieszka Skibinska: “Mi è piaciuto tanto, l’ho trovato fortemente poetico.
Per me ha vari livelli, a cominciare dall’albergo che è un organismo come un’entità che ha le sue cose dietro, le sue cose davanti e può essere una città, uno Stato per fare una metafora o una persona.
Trovo che l’autore abbia una scrittura veramente magnifica, direi una scrittura con la esse maiuscola.
Ben delineati i passaggi della storia: da prima della guerra, poi durante e dopo, infine il cambiamento della società
Mi ha colpito il senso triste delle persone che vivono per lavorare e non possono scegliere di fare altro. E così è per Hotel che vive la sua vita come se non avesse la possibilità di scelta. In realtà sembrerebbe che scelga di non scegliere, rinunciando a tantissimo.”
Angela Cacace: “L’autore ci regala un viaggio affascinante e profondo nel mondo di un giovane la cui vita si intreccia in modo indissolubile con le mura di un albergo.
La narrazione è densa di poesia e introspezione. L’autore riesce a catturare la solitudine e la bellezza della vita di un posto che pur essendo affollato da ospiti rimane un rifugio isolato. La prosa è elegante ed evocativa capace di trasmettere la magia e la malinconia di una crescita vissuta lontano dal mondo esterno.
Il tema della ricerca di identità è centrale e viene indagato con finezza; il lettore è portato a riflettere su cosa significhi appartenere a un luogo.
È un romanzo che sfida le convenzioni e invita ad approfondire la complessità dei legami umani e il potere degli spazi che abitiamo.
Lettura consigliata a chi cerca una storia che tocchi il cuore e stimoli la mente:”
Essere insieme, come succede con le appassionate lettrici di Cuore di libro, intorno a un romanzo è e rimane una gioia. Guardarsi negli occhi e cercare di esprimere il proprio sentire, unisce i cuori. E non vediamo l’ora che arrivi il tempo per rivederci con il romanzo “Vegliare su di lei” di Jean – Baptiste Andrea, proposto per il prossimo mese.