La politica dei peracottari è sempre più in voga.
Di semplice applicazione, vista ormai l’esperienza acquisita da moltissimi politici, uomini e donne, che la praticano.
La base è l’attacco. Attaccare i presunti difetti della politica dell’altro, denigrando il più possibile le sue azioni, cercando di dimostrare quanto il mettere in campo idee diverse avrebbe avuto più senso, ma non è finita, addirittura si può arrivare a decantare le proprie “opere” passate, vantandosi sottilmente. Detto in soldoni: “Non sapete fare un bel niente, noi avremmo fatto e faremmo molto meglio”. Domanda da infiniti milioni di dollari: ma se gran parte dell’operato del povero convenuto fosse veramente deprecabile, non ci vorrebbe poi molto a fare qualcosa di più adatto, no? Pure un adolescente riuscirebbe nell’intento, forse? Quindi dove sarebbe il valore del merito? Chiaramente questo discorso non è valido se gli esseri dialoganti sono dello stesso stampo pensieristico.
Sarebbe auspicabile per qualche buonsensone, da buontempone rivisitato, che vi fossero dei dialoghi tra persone competenti e che essenzialmente non abbiano bisogno di attaccare per affossare chi hanno di fronte con espedientucci che ormai non fanno più ridere neppure i polli. Oltre a ciò, in svariati casi, entrambi fingono di attaccarsi, recitando, a volte malissimo, come gli attori sul palcoscenico, convinti peraltro che la finzione non sia visibile e invece per un occhio attento lo è eccome.
Basterebbe esprimersi con tutto il cuore, al meglio che si può, senza strafare, esponendo la propria visione e raccontando il progetto in cui si crede, argomentando con dovizia di particolari le differenze rispetto ad altri punti di vista.
Sarebbe bello se i politici potessero offrire le proprie abilità in dono alla comunità e non utilizzare, come accade in molte occasioni, il tempo a loro disposizione per sferrare colpi bassi alla persona con cui stanno dialogando.
Questi politici non devono più essere un punto di riferimento, bisogna spegnere la televisione appena c’è un attacco alle tesi e proposte altrui e non sto parlando della confutazione che è un’altra cosa, ma dell’attacco: la denigrazione del lavoro degli altri, cosicché assuma importanza il poprio.
Questa è una politica da strada: due persone che, in sostanza, litigano per accaparrarsi il “cliente”, che poi saremmo noi. La domanda è: quanto ancora siamo disposti a “pagare”?
È necessario rifiutare la politica che per colpa di certi politici ha preso una brutta strada e continua imperterrita nella sua funzione malsana.
La politica dovrebbe essere uno dei momenti più alti di una nazione. E se mai si comincia mai si arriva. I detti popolari spesso sono rivelatori di massimi sistemi.
Ormai si è capito che il voto non basta più, si deve attingere anche ad altre facoltà: non seguirli in tv e sui social, non partecipare a qualsiasi attività venga proposta da chi ha come bandiera l’attacco di qualsiasi tipo, soprattutto verbale. Alcuni lo fanno per abitudine, non si rendono conto della gravità di taluni atteggiamenti, altri ne hanno grande consapevolezza e sanno che nella maggior parte della popolazione crea confusione e quindi possono muoversi con enorme libertà a favore dei loro interessi e di quelli di chi li sostiene, mentre gli altri sono occupati a cercare di capire dove sia la verità.
Non è più accettabile nel 2024 un comportamento del genere da chi ha a che fare con il potere. Nemmeno all’asilo accadono certe cose, del resto è naturale, i bambini a quell’età non sono in grado di cotanto sfacelo e certamente neanche di governare un Paese, va altresì ricordato che sono gli adulti, nel tempo, a passare la “staffetta” ai più piccoli, intaccandone la purezza e trasformandoli evidentemente in individui che possono fare danni.
Arriverà il giorno del: basta? Viste e considerate le tasche piene? Chiedo scusa a chi con queste modalità le tasche si sono svuotate.
È ora che suoni la sveglia per alzarsi in piedi e non permettere più a nessuno di prendere in giro gli esseri umani.
Molti politici “recitano” male il proprio ruolo, chissà se è per questo motivo che anagrammando la parola “peracottari” se ne trovano altre due: attori e capre. Sarà un segno?